“Il cambiamento non è mai doloroso.
Solo la resistenza al cambiamento lo è.”
Buddha
Ogni cambiamento suscita delle resistenze. Cambiare significa sempre passare da una situazione nota (anche se fonte di sofferenza) ad un’altra situazione per lo più sconosciuta. Il cambiamento implica una rottura di uno schema, di un modo di essere e di funzionare, ormai familiare, per passare ad un altro del tutto nuovo ed estraneo.
La nostra mente è abitudinaria per natura e dunque cambiare le costa energia e sforzo, per questo resiste. Tendiamo quindi a mantenere un equilibrio o omeostasi anche quando questo non è più funzionale al nostro benessere. Può sembrare paradossale ma tendiamo ad abituarci alla sofferenza e persino ad affezionarci ai nostri problemi.
Per realizzare un cambiamento si deve spesso ricorrere a espedienti che aggirino o abbattano la resistenza del sistema al suo essere modificato.
Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e fondatore ad Arezzo insieme a Paul Watzlawick, il CTS Centro di Terapia Strategica, uno dei massimi esperti sui processi di cambiamento identifica tre processi di cambiamento capaci di aggirare queste resistenze naturali:
• il cambiamento graduale;
• il cambiamento catastrofico;
• il cambiamento geometrico-esponenziale.
Vediamoli più nel dettaglio:
• Il cambiamento graduale è quello che si fa passo dopo passo. Purtroppo questo non è così frequente come si pensa, in quanto generalmente ci sono degli sbalzi, delle accelerazioni spesso imprevedibili oppure degli eventi improvvisi che richiedono un cambiamento immediato. Il cambiamento graduale si applica quando si vuole ottene-re un cambiamento a medio e lungo termine e quindi in-nescando un processo di apprendimento. Funziona gene-ralmente con i pazienti molto collaborativi.
• Nel Cambiamento catastrofico invece il paziente, nel caso stia seguendo un percorso terapeutico, viene guidato da manovre dirette, indirette o paradossali che, come un fulmine, colpiscono e abbattono le resistenze, provocando un cambiamento immediato;
• Nel Cambiamento geometrico-esponenziale, per aggirare le resistenze naturali del sistema e realizzare il cambia-mento, si mette in atto quello che nella scienza viene definito “effetto butterlfy”. Introdurre un cambiamento dell’ 1% innesca un altro piccolissimo cambiamento e la somma dei piccoli cambiamenti produce il grande cam-biamento, ma con un’accelerazione geometrica. Un pic-colo passo alla volta permette di aggirare le resistenze dell’ omeostasi e viene introdotto una sorta di “virus” nel sistema. Il virus, una volta introdotto, piano piano con-quista l’intero organismo, modificando l’intero sistema.
Un principio simile è contenuto nel libro del sociologo Malcolm Gladwell, “Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti”, che illustra co-me i grandi cambiamenti che caratterizzano la nostra società obbediscano agli stessi principi che regolano le epidemie. Alla stregua dei virus, i com-portamenti e le idee che diventano virali seguono un processo preciso: a un certo punto raggiungono una soglia (il “punto critico” appunto), oltre la quale vanno incontro a un’improvvisa diffusione capillare, un effetto va-langa che sfugge a qualsiasi logica lineare.
Il punto più importante è che spesso, a innescare tale processo di enorme cambiamento, sono, ancora una volta, mutamenti minimi.
Consiglio: la logica del 1%
Il primo step mentale necessario per rivoluzionare la propria esistenza è abbracciare la logica del 1% che significa inserire piccolissimi cambiamenti, partendo dal non fare nulla al fare qualcosa ogni giorno, per un lungo pe-riodo di tempo con la finalità di rendere certe azioni il più possibile auto-matiche. Semplice a parole, un pò meno nei fatti.
Bibliografia
Giorgio Nardone, Roberta Milanese, Il cambiamento strategico. Come far cambiare alle persone il loro sentire e il loro agire
Luca Mazzucchelli, Fattore 1%. Piccole abitudini per grandi risultati
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