Chi non ha sentito dire almeno una volta “No pain, no gain!”? Una frase che ha accompagnato migliaia di allenamenti, incoraggiando a spingere oltre i propri limiti fisici.
Ma quanto c’è di vero in questa filosofia? È davvero il dolore l’unico strumento che ci permette di crescere fisicamente? C’è un lato oscuro di questo motto che nessuno vuole raccontarti, ma che potrebbe cambiare il tuo approccio all’attività fisica per sempre.
Spoiler alert: il “no pain, no gain” non è solo un mito, ma una vera e propria trappola per la salute.

L’espressione “No pain, no gain” è diventata un mantra universale per chiunque pratichi sport.
Ma se tracciamo le sue origini, possiamo risalire a secoli di storia, dai greci antichi che esaltavano il valore della sofferenza nella preparazione fisica, fino ai moderni coach motivatori.
Platone e Aristotele parlavano della disciplina come di un mezzo per raggiungere l’eccellenza umana.
Nella visione della vita secondo la filosofia antica greca, la concezione dell’aretè non era connessa all’azione per il conseguimento del bene, bensì indicava semplicemente una forza d’animo, un vigore morale e anche fisico. Essa coincide con la realizzazione dell’essenza innata della persona, sia sul piano dell’aspetto fisico, il lavoro, il comportamento e gli interessi intellettuali.
Nelle palestre dell’era moderna, il concetto di “forza attraverso la fatica” ha assunto una dimensione più concreta.
Nel XIX secolo, figure come il medico tedesco Friedrich Ludwig Jahn, padre della ginnastica moderna, sostenevano che l’attività fisica fosse essenziale non solo per il corpo ma per lo spirito, rinforzando l’idea che la fatica fosse un elemento chiave per il progresso.
Tuttavia, è stato negli anni ‘80 e ‘90, grazie a guru del bodybuilding come Arnold Schwarzenegger, che il concetto di “no pain, no gain” ha preso piede con l’esplosione della cultura del fitness negli Stati Uniti, dove il sollevamento pesi e l’allenamento ad alta intensità sono diventati simboli di resilienza.



La verità è che non tutto il dolore è uguale. Il dolore muscolare che si prova dopo un allenamento intenso non è necessariamente un segno di progresso. Al contrario, se non gestito correttamente, può essere un segnale di danno tissutale, che, se ignorato, può evolvere in infortuni cronici. Un muscolo danneggiato ha bisogno di tempo per guarire, e se lo costringiamo a lavorare troppo presto, il rischio di lesioni aumenta.
Dal punto di vista scientifico, il concetto di “no pain, no gain” è stato ampiamente dibattuto. La fatica è certamente parte integrante del miglioramento delle performance fisiche, ma ciò che conta è come e quanto dolore il corpo è disposto a tollerare. Il dolore, infatti, si manifesta come un meccanismo di difesa dell’organismo: quando ci alleniamo duramente, i muscoli si sforzano oltre il loro livello di comfort, creando micro-lesioni che richiedono tempo per guarire, stimolando così la crescita muscolare. Questo fenomeno, noto come iperplasia muscolare, è la base della filosofia del “no pain, no gain”.
Ecco la parte inquietante: allenarsi troppo duramente senza il giusto recupero è dannoso per la salute. L’allenamento estremo può infatti compromettere il sistema immunitario, aumentare l’infiammazione e in alcuni casi portare a una sindrome da sovrallenamento, un fenomeno che può paralizzare il corpo e la mente. La scienza ci dice chiaramente che il sovraccarico fisico senza il giusto riposo non fa crescere i muscoli, ma li danneggia, e può addirittura rallentare i progressi.
Non possiamo parlare di “no pain, no gain” senza considerare la dimensione psicologica. La mente gioca un ruolo cruciale nell’allenamento fisico: spesso, il nostro limite non è fisico, ma mentale.
In psicologia dello sport, si parla di mindset come di una forza che può determinare il successo o il fallimento.
Il concetto di “resilienza” è al centro di questo fenomeno: è la capacità di affrontare e superare le difficoltà, una dote che si coltiva non solo in palestra, ma nella vita quotidiana.
“Il corpo raggiunge ciò che la mente crede”, diceva il famoso allenatore di atletica Bill Bowerman, co-fondatore di Nike.
Il dolore diventa quindi un mezzo per allenare la mente, per spingersi oltre i limiti autoimposti, affinché si possano raggiungere risultati impensabili. È interessante notare come atleti e sportivi di elite non vedano il dolore come un ostacolo, ma come un segnale di progresso, come una sfida da superare.
Nel 1936, il fisiologo Hans Selye definì lo stress fisico e psicologico come un processo di adattamento del corpo, ma evidenziò anche che troppo stress può essere nocivo.
Allora, perché non lo ascoltiamo? Perché il dolore, quando non è gestito correttamente, non è un segnale di progresso, ma un segnale che il corpo sta lottando per mantenere l’equilibrio.
In realtà, il recupero è tanto (se non più) importante dell’allenamento stesso. È proprio durante il periodo di riposo che i muscoli si ricostruiscono, diventano più forti e più resistenti. Se non dai al tuo corpo il tempo di riprendersi, puoi fare più danni che benefici.
Molti atleti professionisti sono consapevoli che il loro corpo ha bisogno di recupero attivo e che l’eccesso di stress fisico non porta a migliori performance, ma aumenta il rischio di infortuni.
La famosa frase “No pain, no gain” non solo ignora la scienza, ma può anche incentivare un comportamento autodistruttivo, spingendo a non ascoltare i segnali che il corpo ci manda.
E sai qual è la cosa ironica? Chi cerca di forzare i propri limiti troppo velocemente è quello che finisce per bloccarsi: gli infortuni causano interruzioni nel programma di allenamento, impedendo qualsiasi progresso duraturo.

Il dolore muscolare post-allenamento (DOMS) è perfettamente normale, ma solo fino a un certo punto. È un segno che i muscoli stanno adattandosi, ma se questo dolore persiste o peggiora con il tempo, è un chiaro segnale che stai spingendo troppo.
Ogni individuo ha un limite diverso, e ignorare questo limite può portare a sovrallenamento, un fenomeno che abbassa le prestazioni e, nel lungo periodo, può provocare danni permanenti.
La vera domanda è: vuoi davvero rischiare la tua salute per una rapida gratificazione?
I veri risultati arrivano con il giusto equilibrio tra allenamento e recupero.
Se pensi che “più fatica = più guadagni”, ti stai ingannando.
Il dolore non è la misura della performance, ma un ostacolo temporaneo che può facilmente trasformarsi in un nemico.
La vera forza sta nell’ascoltare il proprio corpo, nell’imparare quando fermarsi e recuperare.
Questo non significa che l’allenamento debba essere facile, ma che deve essere intelligente. Allenarsi intensamente ogni giorno, ignorando il dolore che il corpo ti sta comunicando, può compromettere irreparabilmente la tua salute fisica e mentale.
Come affermava Jim Rohn, famoso per essere un eloquente e convincente motivatore, “Non è la fatica che ti uccide, è la maniera in cui la affronti.” E questo principio si applica perfettamente alla filosofia del fitness.
La forza non nasce solo dalla resistenza alla fatica, ma dalla consapevolezza dei limiti e dalla capacità di riconoscere quando è il momento di fermarsi.

La vera domanda è: qual è il tuo obiettivo finale?
La cultura della “sofferenza come segno di progresso” ti sta facendo credere che il dolore sia il percorso obbligato verso il successo, ma la realtà è che la vera forza risiede nell’equilibrio.
Allenarsi in modo sostenibile, ascoltando il proprio corpo e dando il giusto spazio al recupero, è l’unico modo per progredire senza rischiare danni permanenti.
E ricordati, la salute non è solo assenza di dolore, ma benessere completo.
“La mente che si apre a una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente.”
Albert Einstein
Forse è ora di aprire la mente e guardare oltre il vecchio mantra del “No pain, no gain”. La vera forza risiede nell’ascoltare il corpo e nel prendersi cura di sé in modo intelligente.
PER UN’ ANALISI PIÙ APPROFONDITA SU TEMI SIMILI TI INVITIAMO A LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO CORRELATO
Riferimenti Scientifici:
•Selye, H. (1956). The Stress of Life. McGraw-Hill.
•McArdle, W. D., Katch, F. I., & Katch, V. L. (2010). Exercise Physiology: Nutrition, Energy, and Human Performance (8th ed.). Lippincott Williams & Wilkins.
•Bowerman, B., & Harris, R. (1998). Bowerman and the Men of Oregon. Rodale Books.
AVVERTENZE
Le informazioni contenute in questo sito sono solo a scopo didattico. Questo sito non fornisce e non può fornire consulenza medica. Non deve essere usato come sostituto delle cure mediche e dei consigli del tuo medico. Potrebbero esserci variazioni sul trattamento che il medico può raccomandare in base a fatti e circostanze individuali. La medicina è una scienza dinamica e dovrebbe essere considerata di conseguenza. Queste informazioni non devono essere utilizzate per diagnosticare o trattare alcuna
condizione. Non siamo responsabili per il modo in cui utilizzi e implementi le informazioni che ricevi. Questo sito è destinato all’uso solo da parte di adulti sani. Il Sito non è destinato all’uso da parte di minori, donne in gravidanza o individui con qualsiasi tipo di condizione di salute.
NON IGNORARE MAI I CONSIGLI MEDICI PROFESSIONALI A CAUSA DI QUALCOSA CHE HAI LETTO SU QUESTO SITO. NON AFFIDARTI MAI ALLE INFORMAZIONI CHE HAI RICEVUTO SU QUESTO SITO INVECE DI CERCARE UNA CONSULENZA MEDICA PROFESSIONALE. CONTATTA SEMPRE IL TUO MEDICO DI FIDUCIA E CHIEDI IL SUO PARERE SULLE INFORMAZIONI CHE LEGGI SU QUESTO SITO. NON APPLICARE CIO’ CHE LEGGI SU QUESTO SITO SENZA IL PARERE DEL TUO MEDICO DI FIDUCIA. NON UTILIZZARE QUESTO SITO PER LE EMERGENZE MEDICHE.
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi avere aggiornamenti: