La ricerca scientifica continua a svelare i misteri dell’esercizio fisico e dei suoi effetti sul nostro corpo. Si sa ormai che una quantità equilibrata di attività fisica è cruciale per la salute del cuore e la longevità, ma c’è ancora una domanda che persiste: qual è la dose giusta di esercizio per ciascuno di noi?
Il padre della medicina moderna, Ippocrate, insegnava che “la giusta quantità di nutrimento ed esercizio – non troppo, non troppo poco – è il metodo più sicuro per la salute”. Il suo insegnamento, risalente al 440 a.C., è sorprendentemente pertinente anche oggi, in un’epoca in cui sappiamo che sia l’inerzia fisica che il sovrallenamento sono fattori di rischio per la morte cardiaca improvvisa.
Il concetto che l’eccesso di esercizio possa danneggiare il cuore non è una novità. La leggenda di Fidippide, il corridore ateniese che, dopo aver portato il messaggio di vittoria dalla battaglia di Maratona a Atene, collassò e morì a causa della fatica, è uno degli esempi più antichi di quanto l’esercizio fisico estremo possa essere fatale. La moderna maratona, infatti, deve il suo nome proprio a questa storia, ma nel tentativo di onorare Fidippide, molti corridori di lunga distanza, ispirati dal suo sacrificio, hanno pagato il prezzo della morte improvvisa per il sovrallenamento.
Nel mondo del bodybuilding, figure come Arthur Jones, inventore delle apparecchiature da allenamento Nautilus, hanno cercato di rivitalizzare un approccio all’esercizio che attingesse all’antica forza e potenza degli dèi greci. Il suo approccio HIT (High-Intensity Training) ha rivoluzionato il mondo dell’allenamento coi pesi, portando a incredibili risultati in breve tempo. Tuttavia, come nel caso di due suoi celebri allievi, Casey Viator e Mike Mentzer, l’intensità estrema dell’allenamento ad alta intensità, unita all’uso di ormoni anabolizzanti, ha avuto conseguenze devastanti per la loro salute cardiovascolare. Entrambi morirono giovani, Mentzer a soli 49 anni e Viator a 62 anni per complicazioni cardiache.
Entrambi hanno seguito un approccio simile a quello di Fidippide, cercando di superare i limiti del corpo umano con allenamenti brevi ma intensi. Ma la lezione che possiamo imparare dalla loro vita e dalla loro morte è che l’eccesso di intensità non è sostenibile a lungo termine.

Un altro approccio che ha suscitato grande interesse nel mondo dello sport è l’allenamento Fartlek, ideato nel 1937 dal coach svedese Gösta Holmér. L’allenamento Fartlek combina sforzi brevi e intensi con momenti di recupero attivo, dando vita a un allenamento dinamico che aumenta resistenza, velocità e forza mentale. Leggende come Emil Zátopek, che vinse tre medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1952, ne sono state incarnazioni viventi. Questi atleti hanno dimostrato l’efficacia di un allenamento che sfrutta la variabilità dell’intensità, aiutando a evitare il rischio di infortunio e migliorando la funzionalità cardiovascolare. L’intensità dell’allenamento, pur restando elevata, si alterna a periodi di recupero che danno al corpo il tempo di adattarsi e rigenerarsi, con un minore rischio di danno a lungo termine rispetto agli allenamenti continui e monotoni.

Un altro esempio è quello di Jim Fixx, autore di The Complete Book of Running. Fixx fu uno degli ultimi sostenitori dell’allenamento cardio a lunga distanza, ma la sua morte prematura, a soli 52 anni, dovuta a un attacco cardiaco, ha sollevato dubbi sull’efficacia di questo approccio. La ripetitività degli allenamenti a bassa intensità e durata lunga ha abbassato la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), un importante indicatore della salute del cuore. L’allenamento monotono a bassa intensità, come quello praticato da Fixx, non stimola abbastanza il sistema cardiovascolare, facendo sì che il cuore perda la sua naturale capacità di adattarsi alle sfide.

La lezione più importante che possiamo trarre dalle storie di atleti come Fixx, Mentzer e Viator è che l’equilibrio è essenziale. Gli allenamenti dovrebbero variare in intensità, durata e frequenza per garantire che il corpo non si adatti mai troppo a uno schema fisso e monotono.
Come qualsiasi potente farmaco, l’esercizio fisico deve essere dosato con attenzione. Troppo poco non offre benefici significativi, mentre troppo può danneggiare irreparabilmente il corpo.
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BIBLIOGRAFIA
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7-Emil Zátopek: The man who changed running
8-Martin Gibala, The One Minute Workout
9-Jim Fixx, The Complete Book of Running.
10-James O’Keefe, The Forever Young Diet & Lifestyle
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